Trattamenti e applicazioni


Crioablazione

Trattamento

La crioablazione (crioterapia, criochirurgia) si basa sul principio che il congelamento dei tessuti con temperature inferiori a - 20 gradi C°, seguito da lento scongelamento, causano uno schok termico con conseguente morte cellulare.

La tecnica, altamente innovativa, viene eseguita in anestesia locale, ed è già stata sperimentata con successo nel trattamento dei tumori maligni del rene e della prostata.

Tale procedura risulta indicata anche nel trattamento dei tumori maligni del polmone, del mediastino, del fegato, della mammella  e dell'osso. 

I crioaghi vengono posizionati all'interno del tessuto da trattare sotto guida radiologica. Possono essere inseriti fino a 20 aghi attivabili contemporaneamente con potenziale distruzione di tumori di grandi dimensioni (anche superiori a 10 cm) in unica seduta. Posizionato il crioago all'interno del tumore si fa scorrere del gas argon all'interno dell'ago che determina il rapido congelamento del tessuto. Dopo 8/10 minuti di congelamento del tumore, attraverso gli stessi aghi si determina col gas elio il rapido scongelamento della sfera di ghiaccio (ice ball). Si ripete il ciclo completo di congelamento - scongelamento per  2 volte ed il trattamento, della durata di 1 ora circa, può considerarsi concluso.

La terapia non provoca dolore (se non quando si inserisce il crioago) e viene eseguita in anestesia locale con paziente sveglio e perfettamente collaborante. La degenza è breve (1-2- giorni) ed il trattamento è ben tollerato con scarse complicaze. Come tutte le procedure ablative il trattamento di crioablazione può essere ripetuto nei casi di distruzione incompleta del tumore o quando presente una ricrescita tumorale.

Nei tumori polmonari e del mediastino la temperatura raggiunta all'interno del tumore durante la crioablazione, nei casi trattati nel nostro ospedale, è stata di    - 41°C; è stato possibile misurare queste temperature inserendo al centro del tumore un ago detto "termocoppia". Il raggiungimento di temperature tissutali così basse garantiscono l'avvenuta necrosi della neoplasia. Questo perchè:    

a    0°C  l'acqua diventa ghiaccio    

- 7°C  si ghiaccia il liquido extracellulare schiacciando le cellule     

a  - 15°C si ghiaccia il liquido intracellulare che rigonfia le cellule     

a  - 40°C ogni processo metabolico cellulare cessa.  

Quindi con il raggiungimento di temperature così basse la distruzione tumorale è assolutamente certa. In alcuni tessuti (es rene) la distruzione tumorale completa si ottiene con temperature meno basse (si usano - 20° C).   Questa tecnologia, altamente innovativa, è stata messa a punto da pochi anni in Israele. Rispetto alla Crioterapia che l'ha preceduta le differenze sono notevoli, in particolare:  

  1. utilizzo di crioaghi  notevolmente più sottili con minor rischio di provocare danni durante l'inserimento dell'ago ;
  2. utilizzo dell'argon come gas per formare il ghiaccio (prima si usava  l'azoto liquido ma con difficoltà nel calibrare le dimensioni dell'ice ball e quindi la necrosi, con rischi molto maggiori di provocare lesioni durante il trattamento come per esempio la frattura dell'ice ball).
  3. assenza della fase di scongelamento (bisognava aspettare che il ghiaccio scongelasse spontaneamente con allungamento dei tempi di trattamento e peggioramento delle condizioni cliniche in caso di reazioni indesiderate).
  4. Possibilità col sistema attuale, di ottenere degli iceball di dimensioni diverse (fig. 1) e quindi diversa entità nella necrosi. 
  5. Controllo computerizzato, costante, di tutte le fasi della procedura (fig.2).

La procedura di crioablazione è particolarmente indicata in tutte quelle situazioni in cui il tumore risulti situato vicino ad organi vitali (tonchi nervosi, midollo spinale, cute) dove l'uso della termoablazione esporrebbe il paziente al pericolo di gravi lesioni.

Attualmente nel Centro oncologico di Cagliari la crioablazione viene impiegata con successo nel tumore del polmone, del mediastino, nelle metastasi ossee situate in sedi particolarmente critiche (corpo vertebrale, base del cranio, addome, mammella, pancreas, surrene).

L'utilizzo di questa procedura, iniziata nel mese di marzo del 2008 ha consentito di trattare più di 80 pazienti, molti dei quali non potevano eseguire più nessun altro tipo di tratamento.

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